Commeatus
La trovò allegra, ciò lo turbò ancora di più. Il disappunto gli si leggeva in viso. Vi era tanta gente, se ne stette zitto in disparte.
Un attimo dopo di lui era entrata Marina, che sarebbe dovuta uscire con Monica. Lui cascò dalle nuvole, era una novità assoluta. Evidentemente dopo la giornata al mare era cambiato qualcosa. Aveva un gran bisogno di parlare da solo con lei, ma pareva lo evitasse. Quando fu pronta, strillò “Chi esce-e?”
Lui non si mosse. Lei allora, nascondendo l’imbarazzo, lo indicò con la mano, freddamente, come se tra loro non fosse mai accaduto nulla e disse indifferente:
“Vieni anche tu?”
Se non lo avesse chiesto, non si sarebbe mosso; ma quella domanda e quel tono ferirono comunque Antonio che si alzò sornione e la raggiunse. Non era a suo agio. Marina non gli era antipatica, ma in quel momento non l’avrebbe voluta tra i piedi.
La passeggiata era sostenuta da discorsi scemi, fatti solo pour parler e da altri poco digeribili per lo stato d’animo di lui, che si disimpegnò come poté, simulando disinvoltura.
Monica, tra un frizzo ed un lazzo, tirò fuori la questione del conflitto di mentalità tra nord e sud. Seguirono non pochi luoghi comuni. “Nord è libertà, sud chiusura”. Antonio e Marina concordavano sul fatto che non bisognasse generalizzare e che l’analisi andava fatta con le necessarie eccezioni, senza semplificare troppo. Lui, estremista di natura, portò nel discorso casi limite e paradossali allo scopo confutare un’affermazione verosimile: tirò fuori nientemeno la minore libertà del bevitore (disse “ubriacone”, ignorando una sorta di fair play sociologico) delle città del nord, con la polizia sempre in agguato, contro la possibilità dell’omologo del sud di vivere tranquillo la sua sbornia in una tradizionale osteria di paese. Con ulteriori dissertazioni concluse che la libertà non è un fenomeno circoscrivibile e catalogabile, i suoi aspetti sono svariati.
“La libertà non è data, occorre conquistarsela in qualsiasi campo”, concluse…
Ristorato dalla foga del discorso, riuscì a notare un certo disagio in Monica per quel passeggio forzato. 
Raggiunsero la periferia dal paese discutendo del tema della bellezza…
“Essa è insita nella natura” sosteneva Antonio appoggiato da Monica.
Marina era del parere che fosse un’arte.
Unanime era il disprezzo per la pubblicità. Benché non avesse ancora letto Huxley, Antonio già parlava di lavaggio del cervello e della pubblicità come causa del cretinismo dilagante.
Monica si stava sciogliendo. Propose, da par suo, una sfida al lancio della pietra. E fu gara! Marina li guardava con sufficienza atteggiandosi ad adulta.
“Siete diventati pazzi!” disse.
Monica urlava:
“Il primo giorno vado a letto e dico ‘Villa B. che schifo!’; il secondo giorno vado a letto e dico ‘Villa B. che schifo!’; il terzo giorno vado a letto e dico ‘Villa B. che bello!’ “
Antonio fu invaso da un flusso di felicità: il terzo giorno Monica aveva trovato lui. Lei continuava a urlare felice.
Si era fatto tardi, Marina si congedò.
Monica e Antonio incontrarono Giovanni e gli altri amici. Lei era come sempre al centro dell’attenzione e continuava a fare la matta.
“Smettila, perché qualcuno ha detto che ti dai troppe arie” disse lui. Si calmò di colpo, interdetta. Lui cantava accostandosi alle sue orecchie sottovoce ‘Che ne sai di un bambino che rubava…’.
“Prima non cantava mai; adesso che ha trovato il suo angelo canta sempre” ironizzò Paolo.
Lei rise. Giovanni se ne stava in disparte col muso lungo.
Rimasti soli, Monica chiese di rientrare. Lui la trattenne, cercò di appartarsi con lei,
“Ma dove mi vuoi portare?” protestò e continuò a resistere alle sue pressioni.
Lui cedette e l’accompagnò a casa; al buio, sotto l’arcale… “Monica…” bisbigliò.
Lei si voltò e la baciò a lungo. Lo invitò ad entrare, ma rifiutò.
Nell’allontanarsi distesero il braccio cercando un contatto che durò interminabili attimi, fino a che la punta delle dita non si staccò a stento.
Riuscì a vederla solo nel pomeriggio successivo. Continuava intanto la sua inappetenza. Avevano già deciso per quel giorno di andar per mandorle, la andò a chiamare. Uscirono subito, destinazione una collinetta ove era sito il mandorleto degli Atzori. La condusse verso un ruscello, nell’ultimo tratto ve la trascinò letteralmente, essendo lei riluttante in quanto impaurita da quel luogo ove l’acqua scorreva sotto la folta vegetazione.
Si recarono poi in un piccolo campo semi abbandonato, che agli occhi di Antonio sembrava il paradiso terrestre. Colse una pera e tentò Monica. Ormai dovevano nascondersi per amarsi e i campi erano l’ideale.
Più tardi salirono a “Su ponti” di cui serbavano un gradito ricordo. Si era già alle celebrazioni.
Di sera, sfuggendo ai controlli, si recarono fuori dall’abitato, ormai folli, nella strada deserta, buia, si rotolarono sull’asfalto, non risparmiandosi atti sessuali, felici di stare insieme.
Si spinsero oltre un chilometro da Villa B. senza alcun timore.
Anche in quei momenti proseguivano la elucubrazioni di Antonio sulla partenza di Monica, aggravata dall’assenza di due giorni di lei per Arzachena, mentre sarebbero potuti stare insieme.
Si incontrarono nuovamente due giorni dopo nel pomeriggio, ma solo per pochi minuti.
L’ultima giornata della permanenza di Monica a Villa B., le famiglie Atzori e Melis per congedarsi, avevano organizzato come erano solite fare, un pic-nic nel bosco intorno al castello, che era posto su un’altura a distanza inferiore ai mille metri dal paese ed era l’antica dimora di donna Violante Carros.
Partirono di buon mattino. Antonio e Monica erano controllati ed ebbero difficoltà a stare soli. Lui se ne lamentava appena poteva, ma lei aveva già i suoi programmi e intraprendente come sempre li mise in pratica. Con un espediente riuscirono uno dopo l’altro ad allontanarsi per amarsi in una sorta di labirinto roccioso.
Dopo il gran pranzo la loro evasione fu totale. 
Vagarono in tutti i punti del bosco, in alcune parti molto fitto, ricco di vegetazione e di nascondigli, tuttavia si sistemarono allo scoperto, uno sull’altro su una panchina. Si inoltrarono poi nel bosco e si sistemarono ai piedi di un albero, quasi a voler emulare la loro giornata al mare. Furono però disturbati con loro profondo disappunto da visite inopportune. Monica ora ormai contrariata.
Dopo diverse sollecitazioni, quasi alla fine dell’avventura, lei accettò di nascondersi tra la rocce, nei pressi del castello e qui, su una parete rocciosa, con un baratro sotto di loro, si amarono per l’ultima volta, quasi con violenza, con frenesia, come a voler costituire una riserva d’amore e di sesso per tutto il tempo che sarebbero stati lontani. Là si salutarono nel modo in cui avrebbero voluto fare liberamente.
La sera, incerti del loro futuro, si baciarono nella confusione. Quando Antonio si allontanò tese ancora la mano all’indietro verso Monica, alla ricerca di un contatto che tardò a finire.
(Fine – prima parte)














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