Il primo bacio
   Erano già le undici quando Antonio venne svegliato da Giovanni, il suo più caro amico… non aveva tanta voglia di uscire, ma lo seguì.
   “Come mai ieri sera non ti sei fatto vivo?” chiese l’amico con una punta d’ironia seguita da una sorta di “terzo grado” su Monica. soglia2
   Antonio non lo sentiva nemmeno, stava pensando a lei, non aveva voglia di accompagnarlo, desiderava unicamente trascorrere una giornata come la precedente, insieme a lei.
   L’incontro avvenne a pranzo, dagli Atzori; dopo trascorsero insieme il pomeriggio, discussero dei loro problemi, di musica ed altro; uscirono, rientrarono, scegliendo accuratamente stradine periferiche, quasi volessero difendere una certa riservatezza.
   “Voi due state sempre insieme”, rilevò la madre di Monica, quasi a voler avanzare una prima riserva.
   “Da sempre” tagliò corto la figlia, spiazzandola.
   “I tuoi amici sono già venuti tre volte a chiamarti”, avvertì d’altro canto la madre di Antonio… Lui non rispose… e andò a cercarli.
   Essi, tra il serio e il faceto, lo rimproverarono per non aver ancora presentato loro Monica; lui non diede tanto peso alle loro parole, bofonchiò qualcosa e cercò di cambiare discorso.
   Il gruppo aveva in programma di andare a una festa di piazza che si teneva a Siris, un paese distante una decina di chilometri da Villa Barumela. Mentre discutevano passò Monica. Antonio la presentò a Giuseppe e agli altri, mentre Giovanni si dileguò. La ragazza invitò Antonio a seguirla, ma lui, con lo sguardo di “sfida” degli amici addosso, rimase con loro a malavoglia e quando un’automobile si fermò per accompagnarli alla festa, senza che avesse ancora deciso il da farsi, si ritrovò a bordo piuttosto contrariato.
   A Siris trovò compagnia femminile, ma il suo pensiero era rivolto a Monica. Lei risentita, stette in giro fino a mezzanotte. Antonio rientrò alla una, passò davanti alla sua casa, chiuse gli occhi e strinse i pugni, nel tentativo di raggiungerla con un intenso pensiero.
   Appena i rumori del giorno lo svegliarono, pensò di alzarsi e andarla a trovare, ma venne sopraffatto nuovamente dal sonno e si levò solo alle undici.
   La incontrò per strada con delle amiche e la seguì in centro; all’ingresso del bar c’era Paolo che aspettava solo di essere chiamato per conoscerla. Così fu e da quel momento parlò solo lui, cercando di rendersi simpatico, anche sfottendo Antonio. Questi era piuttosto allarmato e risentito, poté però tirare presto un sospiro di sollievo quando sentì che Monica lo difendeva. Per di più lei non gradiva le persone che facevano i gradassi. Paolo tuttavia seguiva una sua linea e prima di andar via, intralciando chiaramente i piani dell’amico, volle fissare un appuntamento per le diciotto a “su ponti”, ma non ebbe alcuna conferma.
   Antonio e Monica si incontrarono nel primo pomeriggio. Parlarono di musica, ascoltarono brani di Aphrodite’s child, Battisti, Equipe 84, Sweet, Bee Gees, conciliando i gusti di entrambi. Lo fecero nella cantina degli Atzori e là il feeling che già esisteva tra loro crebbe notevolmente. Il gioco sembrava fatto, c’era ancora bisogno di qualche rifinitura, ma i due non avevano strategie, navigavano a vista.
   Monica iniziò una lettera per Maddalena, una sua amica di Milano; in essa, sotto gli occhi di Antonio, espresse per lui tutta la sua ammirazione. Quasi l’avessero deciso, temporeggiavano, stentavano a venire al sodo, si scambiavano mille allusioni.
   “Se non fossi così giovane ti sposerei” disse lei con la naturalezza con cui si chiede un bicchiere d’acqua. Antonio deglutì, emozionato.
   “Per davvero” assicurò, “Sai, Maddalena è molto bella, è la mia migliore amica. Ti darò il suo indirizzo e potrai scriverle”, proseguì, cambiando discorso avendo notato l’imbarazzo di lui. Antonio annuì.
   “Che ore sono?” chiese lei.
   “Le sedici” rispose lui sospettoso, pensando all’appuntamento delle diciotto.
   “Dimmi parolacce in sardo, vorrei conoscerne qualcuna”. Lo disse con un tono e uno sguardo che volevano scandalizza­re.
   Antonio titubò, poi acconsentì e ne scrisse qualcuna timida­mente su un foglio; scelse le più ovvie e comuni, temendo che lei le conoscesse già e lo volesse solamente mettere alla prova e testare il suo grado di libidine in quel momento. Monica sembrava eccitata.­
   C’era sul piatto “Hot love” dei T.Rex e lei la seguiva con voce ancora più suadente di Marc Bolan.
   Quando uscirono erano quasi le diciotto, ma la loro meta non fu “su ponti”; vicino al bar incontrarono Giovanni, Giuseppe e Paolo; si unirono al gruppo che prese a “vascheggiare” verso Selas, cittadina distante meno di mille metri.
   Antonio era attento, teso, stava vicino a Monica; gli amici gliela contendevano, disfacevano continuamente la fila, col pretesto del passaggio di qualche automobile, per allontanarli l’uno dall’altra, ma prontamente, sfacciatamente, Monica tornava accanto ad Antonio. Camminavano appiccicati dandosi i consueti colpi d’anca. Per niente in imbarazzo, lei, con l’aria di chi scherza per dire delle verità, ribadì platealmente:
   “Antonio, sei bello. Se potessi ti sposerei”.
   Era un po’ come parlare alla nuora perché suocera intenda. Lui ascoltava lusingato, non più sorpreso, né imbarazzato, era ormai quasi certo della scelta di Monica. Gli amici sorridevano forzatamente e quando all’ingresso del paese lei lo abbracciò stringendolo forte a se, avrebbero sicuramente desiderato togliere il disturbo. Lui si abbandonò su di lei percependo la morbidezza delle sue calde gambe e del suo seno.
   Giunto in piazza il gruppo si sciolse, alcuni presero posto su una panchina. Fu qui che Giovanni si accasciò su Monica come in un forcing disperato da playboy in difficoltà. Venne respinto! Era un altro segnale per Antonio; anzi lei, a scanso di equivoci, rincarò la dose ribadendo:
   “Se potessi ti sposerei subito”.
   Era la terza volta e Antonio non pensò affatto al canto del gallo prossimo venturo.
   “E brava Maria!” scherzò lui con aria disinvolta e tranquilla, ma assai confuso e imbarazzato.
   “Per davvero!” replicò lei.
   Quella notte Monica avrebbe dovuto passare la notte in casa di Antonio, come accadeva di frequente per questioni logistiche di casa Melis. Era impensabile comunque, una ripetizione di quella notte del sessantotto, quando dormirono insieme, non erano più così piccoli.
   Dopo cena, i nostri, si avventurarono lungo una stradina buia e poco trafficata. Là nella penombra Antonio osò. L’abbracciò, lei si abbandonò e lo strinse forte. Ripetè il gesto prendendola alle spalle in un incontenibile slancio passionale, cercando ogni contatto possibile col suo corpo. Si parlavano dolcemente.
   “Sei tonto!”
   “E tu ?”
   “Anch’io sono tonta. Siamo tonti”. Risero. Tuttavia Monica con quella dolce espressione intendeva rimproverarlo perché non si decideva a infliggerle il colpo decisivo.
   Intanto in casa Atzori e Melis i grandi se ne andavano a letto. Monica e Antonio dissero di non avere sonno. La signora Atzori, che aveva atteso fino a tardi, invitò la ragazza ad andare a letto, non intendeva lasciarli soli.
   “Non ho sonno. Vengo tra un po’”.
   Una volta soli, attesero il silenzio e le luci spente.
   “Svegliami domattina” disse Antonio, ma se vi era qualche allusione era troppo ermetica.
   Si adagiò su di lei, seduta sull’uscio, che lo compresse tra il seno e cosce, a mo’ di sandwich, carezzandolo. Indossava hot pants e una t-shirt rosa aderente. Era passata da poco la mezzanotte.
   Antonio sollevò il capo e guardò fisso negli occhi di lei, che gli sorrise e lo guardò dolcemente con espressione d’attesa. Lui avvicinò la bocca a quella di Monica, che si voltò di scatto. Preso alla sprovvista ci tentò di nuovo; lei gli diede il collo, lui lo baciò. Lei cercò di adagiare nuovamente il capo di lui sul suo seno, ma lui si liberò e tentò ancora di baciarla… lei sospirò come per negarsi:
   “Antonio!!!”
   “Stai zitta!” disse lui deciso.
   “Oh …” fece sorpresa, poi si riprese “Hai sonno, devi andare a letto. Sono stata una stupida a rimanere qui con te”.
   Antonio tremava nervoso, aveva bisogno di amore, del suo amore.
   “Stai zitta!” ribadì, temendo che li sentissero e svanisse quel momento tanto sognato.
   “Hai freddo? tremi”.
   Riprovò a baciarla; lei si voltò ancora. Allora le afferrò il mento, la guardò per un intenso istante e la baciò. Le loro labbra si unirono; lei in un ultimo tentativo di resistenza strinse i denti. Lui forzò più forte e Monica si abbandonò a quel bacio. soglia
   Antonio pensò a quanta fatica gli era costato quel bacio desiderato da tanto tempo. Quando si staccarono lei abbassò la testa, gliela sollevò lui. Lo guardò dolcemente con una punta di malizia, che sembrava chiedere di essere posseduta.
   “Voglio andare a dormire” disse lei per la prima volta in stato confusionale.
   “No!” mezzo ordine e mezza implorazione, tremava tutto.
   Monica si levò in piedi e fece per andare, ma lui le prese la mano, l’attirò a se con forza e la baciò ancora. Non oppose alcuna resistenza, ma era tesa. Sussultò e si staccò:
   “Ho sentito un rumore…”, passò un cane nella strada, risero.
   “Non dirai niente a nessuno…” invitò lui “…E sali piano”.
   La ragazza sgusciò dalle sue braccia e con un sorriso sdrammatizzante chiese:
   “Hai bevuto, vero?”
   “Se avessi bevuto non mi sarei comportato così, rispose grave e con voce impostata, accorgendosi subito di aver detto una banalità. “Senti, vieni qui!” proseguì.
   Lei protestò, intendeva andare a dormire. Antonio ribadì le raccomandazioni già fatte. Lei annuì, poi disse: “Dirò tutto”
   L’attirò a se e la baciò ancora, questa volta lei si abbandonò tra le sue braccia; eccitatissimi, pareva si gustassero. Antonio le carezzava il collo con le labbra, tremava meno, non temeva più che scappasse, il corpo di lei pesava sul suo. Dopo infiniti attimi con aria di uomo vissuto, comandò:
   “Vai!”
   “Buona notte!”. Salì pensierosa le scale, la ringhiera vacillò beffarda, risuonando nella notte.
   Antonio si muoveva stentatamente sazio di passione, accese la luce della sua stanza, attese che Monica chiudesse la porta al piano di sopra, poi girovagò per la casa. ‘Ho vinto!’, pensava. Rimase ancora un’ora in piedi a meditare sul giorno che aveva davanti.
   Entrambi dormirono poco quella notte.
(2 – continua)