Una risata svegliò Antonio il mattino seguente. Monica era già in piedi. Entrò in camera di lui e fece stridere una sedia sul pavimento, nel timido tentativo di svegliarlo.
Si alzò quasi subito, la salutò sorridendo; lei non sorrise… atteggiata.
“Il cuscino non mi ha fatto dormire” disse.
Lui buttò lì qualcosa sui momenti della notte trascorsi insieme, diffuse con lo stereo musiche allusive; finalmente lei sorrise, ma sembrava non avesse memoria della mezzanotte passata. Si congedò, chiedendo ad Antonio di raggiungerla.
Non la seguì. Era già stata ripresa perchè sempre in sua compagnia; la madre era cosciente che non erano più bambini e preferiva che Monica frequentasse amicizie femminili.
Antonio non toccò cibo a pranzo. L’appettito gli era completamente scomparso. Stette tre ore davanti al piatto, pensieroso.
Monica arrivò alle sedici e trenta. La stava aspettando con ansia e trattenne a stento la gioia. La vedeva ogni volta diversa, più bella, ogni volta erano crampi allo stomaco, paura di perderla.
Uscirono quasi subito e si diressero fuori dall’abitato. Le parlò della sua inappetenza. Non sapeva cosa dire. Entrambi pensavano a quanto era avvenuto la notte precedente. Antonio cercò di alludervi, ma lei non raccoglieva, sembrava triste. Tuttavia reggeva il suo passo veloce. Giunsero a “Su ponti” e qui l’abbracciò; in un primo tempo lo respinse, poi si abbandonò, ma non si fece baciare.
Non parlavano. La stava portando in un luogo solitario perchè potessero stare insieme tranquilli. Ripresero a parlare, ma senza far cenno alla notte. La stringeva forte a se.
In prossimità di un boschetto Monica scorse un ruscello e volle scendervi. Lo respinse ancora quando tentò di baciarla e chiese di tornare sulla strada. Era indecisa, lo desiderava profondamente, ma resisteva perchè aveva paura di essere travolta dalla passione e dai sentimenti, giacchè non era sicura di quelli di lui.
“Possiamo sederci sotto un albero” propose Antonio.
Fu allora che fissandola negli occhi le chiese la bocca e lei gliela offrì per due lunghi baci. Dopo ogni bacio chinava il capo, lui glielo tirava su; si guardavano teneramente negli occhi e si stringevano forte. Da quel momento la scena si ripetè come in una moviola che concede infiniti replay.
Al ritorno si sedettero sulla ringhiera di pietra de “Su ponti”, ai bordi della strada, appiccicati.
“Chi l’avrebbe mai detto che a Villa B. avrei incontrato Antonio!” disse Monica, con un sorriso riflessivo.
“Peccato che in questi ultimi anni non ci siamo incontrati”
“Non sarebbe successo nulla, non amavo tanto Villa B. e la sua gente”.
Antonio incassò, offeso; mascherò il disagio buttando lì:
“Due anni fa ero uno schifo”, (presunzione, narcisismo del presente?)
“E adesso cosa sei?” (Monica aborriva la presunzione).
“Peggio di prima”, riparò, capendo l’antifona.
“Ah!”
Antonio meditava vendetta:
“Oh! Quanto sei brutta” sbottò.
“Perchè a te piacciono le ragazze brutte?”
Lo mise ancora in diffìcoltà; borbottò:
“Tu hai qualcosa… sei diversa dalle altre”.
“E cos’ho?” infierì.
“Non so. Io non guardo la bellezza in una donna”, mentì.
“Già anch’io non guardo la bellezza”, ribattè offesa.
“Sei bellissima invece”, disse Antonio ponendo fine alla schermaglia.
“Non tremi più?” disse lei ironicamente.
“Perchè dovrei?”
“Sai” riprese Monica, “Ieri notte temevo tu avessi bevuto… che mi volessi prendere in giro”.
Ad Antonio tutto ciò non pareva vero, i suoi sogni erano diventati realtà.
Ogni tanto qualche macchina di passaggio disturbava la loro intimità; in quei momenti lei prendeva una pietra e faceva dei segni sul muretto. Lui faceva finta di niente. Rimasero là tre ore buone.
Fu lei a chiedere di rientrare, ma lui la tratteneva, voleva vivere fino in fondo quel sogno. Lei si alzò in piedi. Antonio poggiò il capo sul suo seno, la fece sedere su di lui e potè percepire l’ampiezza e la bellezza del suo fondoschiena. 
“Sai hai due begli occhi” disse seria Monica, “Sono verdi”
Lui rise, colto alla sprovvista.
“Per davvero!” assicurò lei. “Sei anche biondo”.
“No”
“Si”
No ‑ Si ‑ No ‑ Si ‑ No ‑ Si
- No ‑ Si …….
Il contradditorio terminò con l’abbraccio ormai inflazionato ed il successivo bacio. Dopo ogni bacio si sfregavano le labbra calde. Lui le baciava il collo, mordicchiandola, le carezzava il seno e le cosce, scoprendole ancora più su della minigonna che indossava. Lei si ricopriva: in fondo stavano sulla strada! Antonio infilò le mani su, fino al sedere, morbido, fresco, vellutato. Monica si scostò scandalizzata:
“Siamo in mezzo alla strada” disse.
Gli altoparlanti della chiesa annunciarono la Messa vespertina del sabato. Loro il giorno dopo sarebbero dovuti andare al mare.
“Andiamo a Messa? Domani non ci siamo!” propose Antonio.
“Vai! Io non ti trattengo” lo smontò Monica.
“Non mi va di andare al mare” confidò lui, pensando che avrebbe preferito star solo con Monica.
“Anche a me non va di andare al mare. Comunque andiamo. Staremo per conto nostro, appartati nei pressi”.
Quando decisero di tornare in paese erano ormai le venti.
Lui si reggeva a fatica, gli dolevano i genitali. Lei, ispirata, cominciò a raccontare le sue esperienze. Parlò di un ragazzo di Milano che non gradiva, ma col quale usciva per andare a ballare, in quanto con lui i suoi glielo permettevano. Era uno che allungava le mani. “Io lo fermo a suon di schiaffi!” Parlò di uno svizzero e di un francese, e un altro che l’aveva avvicinata per avviarla alla prostituzione: “Sembrava l’uomo più buono del mondo, era affascinante, aveva una bella macchina. Le mie amiche erano gelose. Poi venni avvisata del pericolo che correvo e lo piantai in asso. Tornò a chiedermi scusa, mi disse: ‘Pensavo tu non fossi una ragazza seria’. Ti rendi conto!?”
Antonio ascoltava, ma non gradiva sentir parlare di altri. Si era fatto di lei un’immagine pregna di mistero e di fascino; questi aspetti gliela mostravano autonoma, forte, sicura di se e provocavano una certa insicurezza in lui. L’amore si diverte anche a tormentare chi cade nelle sue grinfie.
Riaccompagnò Monica e scese al centro a trovare gli amici; riuscì ad evitare di essere trasportato a un’altra festa di piazza, solo opponendo una decisa resistenza. Pregustava già il giorno dopo. Anche quella notte lei dormì in casa sua.
Alle sei Antonio era già in piedi. Monica sembrava di malumore; lo precedette con le amiche alla fermata dell’autobus. La raggiunse e salirono a bordo.
“Vacci piano!” gridò qualcuno ad Antonio.
Osservava Monica come in adorazione, era sereno, lei pensierosa. Durante il viaggio, non potendo parlare liberamente, si cimentarono in argomenti convenzionali.
Il gran baccano che ben presto risuonò sul pullman a lei non piaceva, benchè si vantasse di essere sempre la prima a far casino in comitiva. Là non si trovava a suo agio. Lui tra se, cercava di risolvere l’enigma: chi è realmente Monica? Si stringevano furtivamente la mano, per pudore, e si fissavano a lungo negli occhi.
A Forru salì a bordo una giovane madre con il bambino e si sistemò in mezzo alla calca. Antonio e Monica si consultarono a vista, si strinsero a sandwich tra loro e fecero posto per far accomodare la donna. Lui era appagato da quella posizione, altrimenti scomoda. Avrebbe desiderato non arrivare mai a destinazione; pensava che lei sarebbe rimasta ancora poco tempo in Sardegna, era cosciente che il tempo sarebbe volato, temeva di non poter avere ciò che lei avrebbe potuto dargli, quasi ciò potesse rappresentare un suggello indissolubile. 
Giunsero, suo malgrado: marina di Arbus ‑ costa verde.
Un mare limpido, incontaminato, dalle trasparenze color smeraldo, si presentava ai loro occhi, respiravano a pieni polmoni quell’aria tonificante. Rimasero col gruppo di amici, raggiunsero una capanna di legno, sistemarono i bagagli, quindi si allontanarono lungo la spiaggia. Antonio smaniava, ma lei, più razionale, ritenne che era ancora presto per appartarsi.
Giuseppe la convinse ad entrare in acqua. Lei, buona nuotatrice, si spinse lontano. Antonio stette là ad aspettarla: in lui era già in buona fase di formazione il concetto concreto di “paura”, per cui bisognava temere ogni potenziale pericolo, evitandolo. In questo caso l’angoscia veniva dall’acqua alta. Lei sembrava invece aver perso la malinconia e le riserve espresse sulla giornata al mare.
Stettero per un pezzo col gruppo, sulla spiaggia, e al bar, vicino al juke‑box. Monica era al centro dell’attenzione.
Tornati accanto alla capanna, si stesero sulla sabbia, al sole, in disparte, dietro una parete della casupola. Non erano soli. Fu l’apoteosi degli sguardi, uno studio attento, l’uno dell’altro, con i corpi divisi da un filo d’aria. Rimasti quasi soli, si unirono, stringendosi dapprima le mani. Lui intonò il “Canto di osanna” e parlò del suo dono dell’ubiquità. Era perso. Lei, più concreta, notò:
“Che ha da guardare quella lì?”.
Arrivarono le amiche di Monica e lei si fece fare delle foto con Antonio, sollecitando primi piani.
A mezzogiorno mangiarono qualcosa, poi realizzarono quanto avevano previsto; si isolarono nel boschetto non distante dalla spiaggia. Una volta lontani si abbracciarono. Lei trepidava un po’.
“Torniamo indietro” disse senza troppa convinzione.
(3 – continua)