Commentavano ogni loro atto, rotolavano avvinghiati, dimentichi del tempo e dello spazio. Le cosce di Monica carezzavano quelle del ragazzo, lei le apriva e lui le stringeva forte a se, in un movimento continuo ed istintivo. Si carezzavano tutto il corpo reciprocamente. Persi… Gli sguardi di lei, da dolci e sognanti, si facevano provocatori e di sfida, chiedendo ora dolcezza ora lotta, finché sfinita e sazia chiese di dormire, ma lui non fu dello stesso avviso…
“Va bene dormi, ma con le nostre bocche congiunte”.
Non accettò la singolare richiesta e ribadì:
“Senti, io vado in quell’altro albero e tu stai qui”.
“No, vengo anch’io!”
Cambiarono albero, senza trovarvi migliori comforts e là ripresero ad amarsi. Negli attimi di pausa lui pensava a quale potesse essere il mondo di Monica a Milano, per lui segreto e strano, affascinante e misterioso. Quel pomeriggio era per lui quasi un’ultima spiaggia, pensava a come avrebbe potuto stare senza di lei; pensava che pur volendola fortemente, non aveva mosso un dito per averla e che era stata lei a fare le prime avances. Temeva che tutto sarebbe potuto finire con le vacanze e che per lei fosse stato solo un passatempo estivo. Era convinto di amarla.
Questi pensieri, mentre i loro corpi continuavano a dare sfogo al sesso, furono interrotti dal passaggio di una vettura che comunque si allontanò subito.
Monica insisteva nel voler dormire, si alzò in piedi, fece per scappare, lui la costrinse contro l’albero.
Si spostarono ancora trovando finalmente una sistemazione soddisfacente. Lei si sfilò di dosso la leggera magliettina. Antonio intuì che sotto le continue richieste di voler dormire c’era in effetti il desiderio di contrariarlo per riprendere la lotta.
“Ma ne vado…” insistette Monica.
“Vattene” ribatté lui stando al gioco. Le fece fare alcuni passi poi le saltò addosso riconducendola bruscamente all’albero. La baciò e si staccò di colpo cogliendola di sorpresa e ridendo.
“Fai anche così?!” esclamò lei interdetta.
“Eri tutta presa!”, fece lui canzonandola, sicuro di avere la situazione sotto controllo. Ormai le faceva di tutto; a temperatura quasi di fusione, cominciò a morderla sul collo forte e a lungo; lei non disse nemmeno una parola, subiva estasiata.
Le lasciò il segno in due punti diversi. Portò le mani sui suoi seni bollenti, dopo un tentativo di slacciarle il reggiseno.
“Strappa pure tanto ora le tette sono dentro”“Allora sollevo!” titubò lui, “Poi ti alzi in piedi”
“No, potrebbe passare qualcuno”.
“Ti sto sopra, così ti vedo solo io.”
“Si!”
Scoprì il seno, gustando ancora di più il suo corpo bellissimo.
“Anty!” esclamò Monica con un rimprovero sensualissimo e scandalizzato.
“Hai detto che entravano dentro…”
Prese a carezzare le sue cosce portandosi fino al pube dove le mani di Monica lo fermarono istintivamente, per poi risalire e baciarle golosamente i seni…
“I segni che hai sul collo non spariranno più” disse lui.
“Magari fosse! Se li vede mia madre!”
“Si fa tardi…”
“Che ore sono?”
“… Ma noi stanotte stiamo qui!” disse lui simulando convinzione.
“Si, magari!”
Erano le diciassette quando notarono che un tizio gironzolava nei pressi. Arrivò poi una vettura con altre persone e un gran vocio. Contrariato Antonio disse:
“E’ ora di andare”
“Ma non dobbiamo stare qui stanotte?” ribatté lei con ironia.
“Si, così mi arrestano per sequestro di persona…”
“…E anche per violenza carnale…”
“…Atti di libidine…”
Abbandonarono anche quell’albero per andare via, sazi. Ripresero la via del mare malinconicamente. Nell’attraversare il bosco si imbatterono un una “cinquecento” dove due ragazzi facevano l’amore.
“… E ora disturbiamo noi!” disse Monica.
Antonio era felice ‘Ho una donna’ ripeteva a se stesso.
Arrivarono in spiaggia guardinghi e con un certo imbarazzo. Lei apparentemente non tradiva alcun turbamento. Si trovarono subito di fronte ad un gruppo di amici.
“Dove diavolo vi eravate cacciati?”, chiese Giuseppe.
“A fare una passeggiata…”, rispose Antonio con un pizzico di malizia e compiacimento. Monica sorrise con complicità.
Tornarono alla capanna del mattino.
“Che diciamo?” chiese Antonio.
Monica non era affatto preoccupata. Quando giunsero, tutti gli sguardi erano puntati su di loro.
“Ti ha cercato Raffaele”, dissero a Monica.
“Che voleva?”
“Non dar retta a quello là che è un dongiovanni”.
Monica era incuriosita. Antonio scocciato, ma tranquillo. Presero i bagagli e precedettero gli altri verro il pullman.
“Hai visto? Mi ha cercato Raffaele. Pare che sia un dongiovanni”, disse lei con un’aria strana tra il curioso ed il beffardo.
“E tu digli dov’eri”, tagliò corto lui. Pensava a quella giornata meravigliosa; al fatto che Monica potesse essere la compagna della sua vita.
Durante il viaggio proseguirono questi pensieri. Non parlarono. A San Gavino su proposta di Monica, fecero posto a Marinella, un’amica. Lui rimase in piedi per un po’, poi la ragazza lo invitò a sedersi accanto a lei. Le due ragazze intanto avevano intavolato un fitto dialogo. Antonio si chiedeva perché Monica non preferisse vivere quegli istanti con lui.A pochi km. da Villa Barumela, con l’autobus ormai semivuoto, emersero alla vista di Antonio gli amici.
“Si vede chi non ha preso il sole…”, allusero con ironia.
Giunsero presto a destinazione. Entrarono in casa Melis. La madre di Monica notò subito i segni sul suo collo, quasi si fosse proposta o avesse previsto di trovarli. Non disse nulla in presenza di Antonio. Monica lo invitò a far merenda.
“Non avete mangiato al mare?” chiese la madre.
“No” rispose lei dispettosamente e impavidamente.
Seguirono i rimproveri di rito.
“Venerdì partiamo” disse improvvisamente Monica, “Andiamo ad Arzachena”.
Lui deglutì e prese a sudare, sentendosi girare la testa.
“…E me lo dici così?” riuscì a mugugnare.
Lei tacque. Antonio si accomiatò triste e teso. La sera non riuscì a vederla. La notte non fu all’altezza del giorno.
Antonio era contrariato dal fatto che quei pochi giorni che ancora gli rimanevano da passare con Monica, fossero spezzati da una sua partenza per il mare; in più la signora Melis aveva ormai capito l’andazzo e non lo nascondeva.
Il mattino seguente non si mosse di casa pur desiderando tanto vederla, ed era lì, a pochi passi. Saltò il pranzo, fatto ormai consueto. La aspettava, ma lei non si fece viva. Stanco e convinto che stesse usando violenza a se stesso e ai propri sentimenti, decise di andare lui da Monica.
(4 – continua)



